“Prima di iniziare questa vita vagabonda avevo 27 anni, vivevo in un paese della provincia di Venezia, lavoravo come dipendente e la ragazza che amavo da una vita si era appena sposata. Mi sentivo in gabbia. Avevo un amico che come me voleva scappare dalla routine e un giorno, seduti al tavolo della cucina di casa mia, guardammo la piantina del mondo appesa al muro e puntammo il dito a caso. Si fermò sull’Australia. Quando andai dal dirigente del mio ufficio e gli dissi che me ne sarei andato, lui mi chiese se volevo un aumento. «No – gli risposi – voglio viaggiare»”.

Così Luca De Giglio, noto sul web come TripLuca, ha deciso di dedicare la sua vita al viaggio e di esplorare in lungo e in largo il pianeta per relativizzare la sua educazione, la sua morale e la sua cultura, attraverso un confronto incessante con il maggior numero possibile di esperienze oltre l’abitudinario, il consueto e il famigliare.

“Il viaggio è stato per me l’unico modo per avere idee. Vivere in viaggio era come vivere nel futuro, le idee mi venivano quasi regalate dal fatto di trovarmi in realtà nuove e dopo il primo anno, non avendo più soldi e l’esigenza forte di non tornare a essere risucchiato nel lavoro dipendente, mi ha costretto a essere creativo per ottenere risultati”. Alcuni la considerano una questione di coraggio e temerarietà, altri d’incoscienza; per altri ancora, invece, viaggiare (o “migrare”) dipende esclusivamente da un’assoluta mancanza di alternativa. In ogni caso, per quanto più o meno consapevole e per quanto scelto più o meno liberamente, qualsiasi viaggio non può che allontanarci da certezze consolidate e avvicinarci a incertezze travolgenti, obbligandoci a misurarci con la possibilità di trasformare significativamente il senso del nostro agire e del nostro pensare.

In questo episodio di IntArtView With/Creativi di Fatto, insieme a Luca TripLuca De Giglio scopriamo in cosa consiste la dimensione del viaggio scelto come dimensione totalizzante di vita e in che modo la creatività può rivelarsi una compagna essenziale per affrontare le innumerevoli prove e sfide del viaggiare.

Per vedere l’articolo ed il video nel Blog “Creativi di Fatto” di Jai Guru Deva su Il Fatto Quotidianoclicca qui.

2 Comments
  1. Mercy 2 mesi ago

    “Not all those who wander are lost”.
    PS: non dico io, che sempre mi perdo, lo ha detto Tolkien. 😛

  2. iviaggidiclach 2 mesi ago

    Interessante l’osservazione sul fatto che non hai bisogno della base e sei a casa ovunque. Ogni tanto lo penso, ma non mi sono ancora convinto del tutto.

    Sul fatto che il viaggio ormai non ha più segreti e l’esempio del Vietnam, mi viene da pensare che aver imparato l’alfabeto non significa conoscere tutte le parole del mondo. il Vietnam sarà un po’ Cina e un po Thai, ma il prodotto è una combinazione nuova che può insegnare qualcosa

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